matinées di film di qualità

Care professoresse, cari professori, vorrei augurarvi in primo luogo un buon nuovo anno scolastico.

Come sempre, vi offro la mia disponibilità per organizzare matinées di film di qualità nei cinema più comodi per i vostri Istituti.

Non mancheranno nel corso dei mesi altre mie comunicazioni, ma vi ricordo sin d'ora, anche in modo che possiate procedere con eventuali programmazioni, alcuni film, segnalandovi il link alla scheda filmografico-didattica elaborata dall'Agiscuola o ad altre risorse utili:

 

QUANTO BASTA

di Francesco Falaschi

con Vinicio Marchioni, Valeria Solarino, Luigi Fedele

 

Arturo è uno chef talentuoso che, arrestato per rissa, sconta la pena ai servizi sociali tenendo un corso di cucina nel centro per ragazzi autistici diretto da Anna. Guido ha la sindrome di Asperger e una grande passione per la cucina. L’improbabile amicizia tra i due aiuterà Arturo a cambiare vita.

Ambientato negli splendidi panorami del Lazio e della Toscana, Quanto Basta tocca temi delicati, sviluppandoli con poesia e un pizzico di leggerezza: diversità, amicizia, talento e passione.

 Come afferma il regista Francesco Falaschi, “La sindrome di Asperger che caratterizza Guido ha anche un aspetto metaforico e universale: alcune delle criticità che la caratterizzano sono comuni a tanti al giorno d’oggi, pensiamo alla la difficoltà ad entrare in empatia con gli altri o a capire le convenzioni sociali e le regole non scritte.”.

“Una commedia coraggiosa che affronta tematiche difficili con grande delicatezza e ironia” - IL MESSAGGERO

“È un film che fa stare bene, una commedia che ripone fiducia nell’umiltà” – CINEMATOGRAPHE

“Un ritratto credibile della neuro-diversità” BEST MOVIE

“Una commedia semplice e deliziosa come un piatto di spaghetti al pomodoro” - NON SOLO CINEMA

“Solidarietà, sindrome di Asperger e scoperta dei sapori toscani” -  CORRIERE DELLA SERA

 

Quanto Basta sul web:

Sito ufficiale:

http://notoriouspictures.it/movie/quanto-basta

 

Scheda filmografico-didattica Agiscuola:

https://agiscuola.it/schede-film/item/697-quanto-basta.html

 

Trailer:

https://youtu.be/YY19le6wRCU

 

NATO A CASAL DI PRINCIPE

di Bruno Oliviero

con Alessio Lapice, Massimiliano Gallo, Donatella Finocchiaro

Amedeo Letizia è un ragazzo di vent’anni che sul finire degli anni ’80 si è trasferito a Roma da Casal di Principe per inseguire la carriera di attore. Sta appena iniziando a muovere i primi passi, tra un fotoromanzo e un ruolo sul piccolo schermo in una delle fiction più famose di quegli anni “I RAGAZZI DEL MURETTO”, quando il fratello minore, Paolo, viene rapito da alcuni uomini incappucciati che ne fanno perdere le tracce. Amedeo torna nel suo paese d’origine, sin da subito questo viaggio si rivela una discesa agli inferi del suo passato e nelle contraddizioni della sua terra. Poiché l’inchiesta condotta dai carabinieri si dimostra inefficace, si decide a intraprendere una sua personale ricerca, lo fa armato di un fucile e con l’aiuto del cugino Marco, un ragazzo di diciassette anni. I dettagli della scomparsa affiorano via via nel corso della vicenda che vede Amedeo aggirarsi per quel territorio che va dalle campagne al mare, passando per i laghi, all’affannosa ricerca di suo fratello. Insieme a Marco setaccia la zona senza sapere se cercare un cadavere o un luogo dove Paolo è tenuto prigioniero…

Volevo che questa storia vera e incredibile lo spettatore la vivesse con gli occhi del protagonista, un ragazzo di vent’anni. Con il personaggio di Amedeo, attraverso questa storia fin troppo vera mi sono potuto addentrare in territori inesplorati nei film dove c’é la camorra: nello sguardo delle vittime silenziose. Di chi vuole ribellarsi e non sa come fare. Di chi magari pensa anche di diventare come loro, i camorristi, per trovare giustizia. Questo mi interessava in questo film: la possibilità di un racconto diverso sul vivere in terre di Camorra. I personaggi non sono né eroi né criminali, hanno la sola colpa di essere nati in queste terre maledette. Ho raccontato una famiglia. Una storia di persone normali che si trovano troppo vicine a fatti di camorra gravissimi. La verità di tutti i dettagli e di tutti i personaggi mi ha guidato, la vicinanza della famiglia vera di Amedeo Letizia mi ha ispirato. Nato a Casal di Principe è il loro film, noi che ci abbiamo lavorato siamo loro debitori. Con gli attori abbiamo visto ancora oggi, dopo quasi 30 anni dai fatti, il dolore e lo sconcerto di questa famiglia e dal rispetto per questo dolore siamo partiti. Tutta questa verità ci ha dato la forza per fare un film dove i grandi nomi della camorra dei Casalesi degli anni ‘90 ci sono ma sono visti ad altezza uomo, dal punto di vista delle loro vittime innocenti. Ho pensato a tutto questo per fare di Nato a Casal di Principeun racconto in prima persona forte e profondo, in cui il pubblico possa immedesimarsi, vivere e capire cosa significa essere nato in terre dove la criminalità organizzata la fa da padrona”.

(Bruno Oliviero, regista)

Nato a Casal di Principe sul web:

Sito ufficiale:

http://www.natoacasaldiprincipe.it/

 

Scheda filmografico-didattica Agiscuola:

https://agiscuola.it/schede-film/item/699-nato-a-casal-di-principe.html

Nato a Casal di Principe è tratto dall’omonimo libro scritto da Paola Zanuttini e Amedeo Letizia, edito da Minimum Fax.

GRANDE DISPONIBILITA’ DI AMEDEO LETIZIA A PARTECIPARE A DIBATTITI CON I RAGAZZI DOPO LE PROIEZIONI

 

MARY SHELLE

di Haifaa Al-Mansour

Il film racconta la storia di Mary Wollstonecraft Godwin (Elle Fanning), autrice di uno dei più famosi romanzi gotici del mondo "Frankenstein", e della sua relazione ardente e tempestosa con il poeta romantico Percy Bysshe Shelley (Douglas Booth). I due giovani legati da una passione  e da idee progressiste che vanno oltre i limiti della loro età e del loro tempo, dichiarano il loro amore reciproco alla famiglia che li ostacola e per questo fuggono insieme. A soli 18 anni, Mary è costretta a sfidare i tanti preconcetti contro l'emancipazione femminile, a proteggere il suo lavoro di scrittrice e a forgiare la propria identità.

Disponibile anche in lingua originale inglese con sottotitoli in italiano.

Ecco i link ad alcune recensioni:

La recensione di Mary Shelley - Un amore immortale: la donna nel cuore del mostro

Mary Shelley - Un amore immortale

Mary Shelley - Film (2017)

 

IL PALAZZO DEL VICERE’

di Gurinder Chadha

Dalla regista anglo-indiana di “Sognando Beckham” Gurinder Chadha, un’opera epica e coinvolgente, di ambientazioni, costumi e fotografia da grande film inglese, che ricostruisce lo straordinario momento politico e diplomatico che portò alla Partizione dell’India e di cui furono protagonisti l'ultimo viceré Lord Mountbatten e i leader locali: Ghandi, Nehru e l'islamico Jinnah, fondatore del Pakistan.

Nel 1947, dopo 300 anni, il dominio dell’Impero Britannico in India si avvicina alla fine. Il nipote della Regina Vittoria, Lord Mountbatten, con la moglie Edwina e la figlia Pamela, si trasferisce per sei mesi nel maestoso Palazzo del Viceré a Delhi. Il suo delicato compito, come ultimo Viceré, è quello di accompagnare l’India nella transizione verso l’indipendenza. Presto però, nonostante gli insegnamenti di Ghandi, la violenza esplode tra musulmani, induisti e sikh, e sfocia nella cosiddetta "Partition" fra India e Pakistan, coinvolgendo anche gli oltre 500 membri dello staff che lavorano al Palazzo e avendo come esito disastroso milioni di profughi e di morti. E anche la storia d’amore, che sfida le convenzioni e il destino, tra due giovani indiani, entrambi a servizio del Viceré, la musulmana Aalia e l’induista Jeet, rischia di essere travolta dal conflitto delle rispettive comunità religiose.

Il film è liberamente ispirato dai libri  Freedom at Midnight di Larry Collins e Dominique Lapierre e The Shadow of the Great Game di Narendra Singh Sarila, oltre che allo studio di documenti politici e diplomatici desecretati.

 

I DOCENTI SU “IL PALAZZO DEL VICERÉ”

“Da vedere assolutamente”

“Splendido, intenso, commovente, istruttivo”

“Tocca temi trasversali con eleganza, efficacia e passione”

“Il film è ottimo per consentire ai ragazzi dei vari indirizzi disciplinari di riflettere su tematiche storiche, politiche, economiche e strategiche. L’intersezione di documenti storici e costruzione filmica consente una proficua fruizione critica”

“Affronta in modo appassionato e delicato insieme un nodo cruciale della storia politica, umana e sociale recente. Fa riflettere sulle divisioni di oggi e sul problema dei profughi”

“La vera storia si conosce così e le immagini favoriscono la comprensione degli avvenimenti”

“Un argomento così interessante e complesso, ma ripeto INTERESSANTE finalmente al CINEMA ! Ho riprovato le sensazioni vissute anni fa nella lettura di due romanzi proprio sulla Partizione… E’ un film onesto, lineare, COMMOVENTE, INTERESSANTE E NECESSARIO”

LA PAROLA ALLA REGISTA

“Undici anni fa, andando alla ricerca delle radici della mia famiglia, sono arrivata in Pakistan e ho capito che la casa di mio nonno era in un Paese diverso da quello che avevo sempre immaginato. Mia nonna fu infatti tra i 14 milioni di persone costrette nel giro di una notte, tra il 14 e il 15 agosto 1947, a emigrare da una parte all’altra dell’India a seguito della divisione del Paese, fino ad allora colonia britannica, nei nuovi Stati indipendenti di India e Pakistan. Ho capito cosa significa perdere tutto in una notte. E mentre raccoglievo migliaia di comparse per ricreare un campo profughi del 1947, ci arrivavano le immagini della Siria.

Quando ho iniziato a fare le ricerche per il film la storia mi è apparsa molto diversa da quella che mi avevano insegnato a scuola, in Inghilterra, e cioè che Mountbatten fu costretto a dividere il Paese perché gli indiani iniziarono a massacrarsi. In realtà il Governo britannico, di concerto con l’America, aveva pianificato da tempo come definire la futura mappa dell’Asia del dopoguerra, creando in Pakistan un Stato cuscinetto  da opporre all’URSS, mantenendo la propria influenza in una regione ricca di petrolio. Il mio desiderio era raccontare questa versione dei fatti, poco conosciuta.

Al di là della ricostruzione storica, il film è molto attuale perché parla di confini artificiali, di nazioni che con le loro decisioni interferiscono con altre, delle loro conseguenze sulla gente comune, di empatia per i rifugiati. Di quel che accade quando i politici cercano di dividerci usando come scusa la razza, la lingua o la religione.

Non desideravo soltanto esplorare i motivi storici che hanno portato alla Partizione e concentrarmi sulle dispute politiche di personaggi pubblici. Volevo anche fare in modo che il pubblico comprendesse l'impatto di quella scissione sulla gente comune.

Spero che il mio film possa aiutare la gente a capire le conseguenze logiche di una politica dell'odio e della divisione. Non può essere questo il futuro dell'umanità. Non è una cosa di cui possono essere fieri gli esseri umani. Dunque mi auguro che sia apprezzato dalle persone che si sentono deluse dai politici quando questi predicano l'odio. Mostra le conseguenze dirette di quanto può accadere se si promuove la divisione che può solo sfociare nella morte, nella distruzione e nella violenza.

Avevo bisogno che il messaggio di riconciliazione del film parlasse ai pachistani, agli indiani e agli inglesi e che andasse dritto al cuore delle persone, oltre che alla loro mente. Se avessi voluto fare un film esclusivamente politico, avrei potuto fare un documentario. Ma per raggiungere un pubblico più ampio, avevo bisogno di intrattenere oltre che di istruire. Ed è per questo che ho scelto di intrecciare gli eventi politici con una storia d'amore: in fin dei conti, anche quando il mondo va in pezzi attorno a noi, la vita continua e se da un lato il cuore degli esseri umani patisce la sofferenza, dall'altro possiede anche un'enorme capacità di amare!

IN YOUR HANDS

(NELLE TUE MANI)

di Ludovic Bernard

Un famoso pezzo di Bach suonato al pianoforte nel frastuono della stazione di Parigi. È il ventenne Mathieu che dà vita al brano. La musica è il suo segreto, un argomento di cui non osa parlare ai suoi amici Kevin e Driss con cui organizza furti in appartamento. Dopo un colpo andato storto, Mathieu viene arrestato e la sua pena viene tramutata in servizio sociale presso il Conservatorio parigino diretto da Pierre che riconosce il grande talento del ragazzo e farà di tutto per trasformarlo in uno dei maggiori pianisti della nazione.

Sul web:

https://cinemasrl.com/films/in-your-hands/

 

1938 – DIVERSI

di Giorgio Treves

Il Fascismo può ancora tornare sotto le spoglie più innocenti. Il nostro dovere è di smascherarlo e di puntare l’indice su ognuna delle nuove forme – ogni giorno, in ogni parte del mondo.

(Umberto Eco)

1938 - 2018: ottant’anni dalla Promulgazione delle Leggi Razziali Fasciste. Un anniversario importante e un tema purtroppo ancora molto attuale.
Ottant’anni fa il popolo italiano, che non era tradizionalmente antisemita, fu spinto dalla propaganda fascista ad accettare la persecuzione di una minoranza che viveva pacificamente in Italia da secoli.

Come fu possibile tutto questo? E quanto sappiamo ancora oggi di quel momento storico?

Il documentario 1938 DIVERSI racconta cosa comportò per gli ebrei italiani l’attuazione di quelle leggi e come la popolazione ebraica e quella non ebraica vissero il razzismo e la persecuzione.

In particolare, il film si concentra sui sottili meccanismi di persuasione messi in opera dal fascismo grazie all'efficace e pervasiva azione del Ministero della Cultura Popolare (MinCulPop), centro direttivo della propaganda di regime. Mostra gli articoli, le vignette, i fumetti, i filmati con cui nel volgere di pochi mesi gli ebrei vennero trasformati prima in “diversi”, poi in veri e propri nemici della nazione. Racconta le conseguenze sulla vita di ogni giorno degli ebrei italiani all'indomani della promulgazione delle leggi raziali, sia attraverso la voce di alcuni testimoni diretti, sia attraverso la ricostruzione, in animazione, di alcuni episodi di discriminazione e umiliazione realmente accaduti. Importanti studiosi (storici, sociologi, esperti in comunicazione) ci aiutano a rileggere questo drammatico passaggio storico sotto una luce nuova, capace di illuminare il ruolo decisivo dei mezzi di comunicazione di massa in una delle più tragiche persecuzioni razziali dell'umanità.

Nel maggio 1940 per sfuggire alle leggi razziali fasciste i miei genitori riuscirono a lasciare Torino e l’Italia e a imbarcarsi sull’ultima nave passeggeri che andava in America.Altrettanto motivato il produttore Roberto Levi che, rimasto in Italia con la famiglia, ha subìto le conseguenze delle leggi razziali fino ad una provvidenziale fuga in Svizzera.

Il film nasce dunque da un profondo bisogno di sapere, di capire e di far conoscere. Anche perché quegli eventi, seppur in modi diversi, tornano a ripetersi e a minacciare il nostro futuro. Abbiamo il dovere di mobilitarci e cercare di impedirlo.Sino al 1935 in Italia il razzismo quasi non esisteva e il fascismo, nel ventennio della sua dittatura, è riuscito a inoculare nella nostra società un virus che in forme sotterranee ha messo radici e continua a proliferare.

Con l’occasione dell’anniversario della Promulgazione delle leggi razziali, il film vuole dunque contribuire ad approfondire e a capire cosa sia successo. A riflettere su come siano nate, come siano state accolte e quali conseguenze abbiano avuto.Con laiuto di storici di fama mondiale oltre che di accademici e di insigni esperti abbiamo cercato, con un linguaggio moderno e coinvolgente, di analizzare i fatti, dando rilievo anche a documenti e materiali d’archivio poco conosciuti e rari.

La voce ufficiale della “grande storia” si intreccia alla “microstoria” dei racconti personali di testimoni che hanno vinto blocchi emotivi per raccontare le loro esperienze e i loro ricordi.Il film vuole infatti essere non solo un approfondimento storico e didattico, ma soprattutto un’occasione di coinvolgimento emotivo degli spettatori per stimolare una riflessione e una presa di coscienza.

Ricorrendo all’animazione, all’efficacia degli effetti digitali e alla sensibilità di noti attori che leggono le fredde disposizioni amministrative, i deliranti proclami e le strazianti pagine di diari ed epistolari, vogliamo che le parole diventino anche “immagine” ed emozione per toccare la sensibilità dello spettatore e fargli superare pregiudizi e indifferenza.

Non credo che sia solo un bisogno morale che mi spinga a voler raccontare il periodo delle leggi razziali, né la necessità “privata” di sapere come abbiano vissuto e cosa abbiano sofferto i miei parenti e correligionari, né una generica urgenza che se ne sappia di più, ma soprattutto la convinzione che con un linguaggio diretto si debba risvegliare l’interesse e la curiosità dei giovani e dei ragazzi.

Mai come ora la frase di Santayana “Chi non conosce il passato sarà destinato a riviverlo” ci deve essere di ammonimento.

(Giorgio Treves, regista)

 

Come sempre vi ringrazio per l'attenzione e vi sarò grata se potrete diffondere questa comunicazione e i miei recapiti anche ad altri colleghi, anche di altri Istituti e in altre città.

 

Molto cordialmente

Antonella

 

Antonella Montesi 

Comunicazione, promozione e ricerca cinematografiche

Progetti Cinema/Scuole

349/77.67.796

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Profilo

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